Quando si commissiona un servizio fotografico o video in azienda, metà dei malintesi nasce dal lessico: un packshot non è uno still life, un reportage non è un servizio posato, e “diritti d’uso” non significa “proprietà delle immagini”. Questo glossario raccoglie i termini che ricorrono nei preventivi, nelle mail di produzione e nei brief di marketing, con una definizione breve e il modo in cui li usiamo noi in cantiere e in stabilimento.
È pensato per chi in azienda deve scrivere o approvare un brief: responsabili marketing e comunicazione, ufficio acquisti, direzione tecnica. Per vedere come si traducono in lavoro concreto ci sono le pagine dei nostri servizi e il portfolio.
Servizio fotografico realizzato durante la normale attività produttiva, senza mettere in posa le persone e senza fermare la linea. Documenta lavorazioni, impianti, gesti e ambienti così come avvengono. È la base del reportage aziendale e della fotografia industriale.
Insieme delle immagini che descrivono il sito produttivo: capannoni, reparti, magazzini, linee, macchinari e aree esterne. Serve a mostrare scala e capacità produttiva a clienti, fornitori e candidati, e a corredare bilanci di sostenibilità, presentazioni e gare.
Fotografia di oggetti realizzata in condizioni di luce controllata, in studio o con set montato in azienda. Il prodotto viene costruito nell’inquadratura: fondo, luce, riflessi e ombre sono decisi uno per uno. È il cuore della fotografia di prodotto.
Immagine tecnica del prodotto su fondo neutro, di solito bianco, priva di scenografia e destinata a e-commerce, cataloghi e listini. Ha regole fisse: stessa inquadratura, stessa luce e stesso ingombro su tutta la serie, perché le schede prodotto restino coerenti fra loro.
Ritratto professionale di titolari, management e collaboratori, con set montato in sede. Può essere su fondo neutro o ambientato nel luogo di lavoro. Serve a sito, LinkedIn, comunicati e presentazioni: vedi ritratti corporate.
Variante del ritratto corporate in cui la persona è fotografata dentro il proprio contesto produttivo: reparto, laboratorio, cantiere. Racconta il ruolo oltre al volto, e per questo funziona meglio nelle storie aziendali e nelle pagine “chi siamo”.
Fotografia di edifici, showroom, uffici e spazi produttivi con verticali corrette e luce equilibrata fra interno ed esterno. È il servizio richiesto da studi di progettazione, imprese di costruzioni e aziende dell’arredo: architettura e interni.
Riprese fotografiche e video effettuate da aeromobile a pilotaggio remoto, usate per inquadrare il sito produttivo nel suo insieme, seguire l’avanzamento di un cantiere o ispezionare coperture e impianti. I nostri voli sono eseguiti da pilota certificato, in grado di operare anche in scenari critici secondo le direttive ENAC: vedi riprese con drone.
Visita preliminare in azienda per vedere gli spazi, misurare la luce disponibile, individuare i punti di ripresa e concordare i tempi con la produzione. Un sopralluogo ben fatto riduce le ore di scatto e evita di scoprire in giornata che un reparto è inaccessibile o troppo buio.
Elenco ordinato delle immagini da portare a casa, concordato prima delle riprese: soggetti, reparti, persone, dettagli. È il documento che rende verificabile il servizio, perché a fine giornata si spunta voce per voce invece di discutere a memoria.
Lo storyboard è la sequenza disegnata o descritta delle inquadrature di un video; la scaletta è l’ordine dei contenuti e dei messaggi. Insieme fissano durata, tono e numero di giornate di ripresa prima che si accenda una telecamera.
Condizione tipica dei capannoni, in cui convivono luce naturale dai lucernari, lampade a LED, vapori di sodio e schermi. Ogni sorgente ha una temperatura colore diversa: senza bilanciamento le stesse pareti risultano gialle in un punto e verdi in un altro.
Uso di flash da studio o da campo per aggiungere luce dove quella dell’ambiente non basta o non è controllabile. In stabilimento serve a schiarire un volto in controluce o a tenere ferma la lettura di un macchinario senza alzare la sensibilità.
Raddrizzamento delle linee verticali di edifici e strutture, ottenuto con ottiche decentrabili o in post-produzione. Senza correzione un capannone fotografato dal basso “cade all’indietro”: è il difetto che distingue a colpo d’occhio una foto di architettura fatta bene da una improvvisata.
Tecnica che unisce più scatti messi a fuoco a distanze diverse in un’unica immagine interamente nitida. Si usa nello still life di componenti piccoli, dove la profondità di campo di un solo scatto non basterebbe a tenere a fuoco tutto il pezzo.
Scatto con la macchina collegata a un computer, così che ogni immagine compaia subito a schermo grande. In un set di prodotto permette al cliente di approvare inquadratura e dettagli sul momento, invece di scoprire un problema settimane dopo.
Video che racconta l’azienda nel suo insieme: identità, persone, competenze, mercati. Dura di norma fra 90 secondi e 3 minuti e vive su homepage, fiere e presentazioni commerciali. È il formato descritto nella pagina video corporate.
Video industriale che mostra una lavorazione dall’inizio alla fine: materia prima, fasi, controlli, prodotto finito. Serve alla forza vendita per spiegare in due minuti quello che a parole richiede una visita in stabilimento.
Materiale di appoggio girato oltre alle riprese principali: dettagli di macchine, mani al lavoro, panoramiche, movimenti. Copre i tagli del montaggio e le interviste, e resta come archivio riutilizzabile per social e comunicati successivi.
Sequenza di fotogrammi scattati a intervalli regolari e montati in continuità, che comprime ore o giorni in pochi secondi. In azienda si usa per montaggi, allestimenti di cantiere e cicli produttivi lunghi.
Supporti che rendono fluido il movimento della camera: il gimbal stabilizza la ripresa in cammino, lo slider produce una traslazione lenta e costante su binario. Sono ciò che distingue un video aziendale da un filmato girato a mano.
Fase del montaggio in cui si uniformano e si definiscono i colori di tutte le inquadrature, spesso girate in reparti e in ore diverse. Senza grading un video alterna scene calde e fredde e perde la coerenza visiva del marchio.
Voce narrante registrata separatamente e montata sopra le immagini. Permette di raccontare dati e processi senza mettere in campo una persona, ed è più economica da tradurre per le versioni in lingua straniera.
Rapporti d’inquadratura 9:16 e 1:1 destinati a Instagram, LinkedIn e TikTok. Vanno previsti in fase di ripresa, non ricavati tagliando un 16:9: altrimenti macchinari e persone finiscono fuori campo.
Il master è il file di massima qualità da cui si ricavano tutte le versioni. Alla consegna vanno definiti codec, risoluzione e bitrate delle copie: quella per il sito, quella per la fiera e quella per i social hanno pesi molto diversi.
File grezzo prodotto dalla fotocamera, che conserva tutti i dati del sensore. Non è un formato di consegna: è il negativo digitale da cui si ricavano i JPEG e i TIFF finiti. Resta in archivio presso il fotografo, salvo accordi diversi.
Lavorazione delle immagini selezionate: esposizione, colore, pulizia, correzioni geometriche. È una voce di preventivo a sé, e incide spesso quanto la giornata di scatto: cento immagini ritoccate valgono molte più ore di cento scatti consegnati grezzi.
Isolamento del prodotto dal fondo, con tracciato o maschera, per ottenere un’immagine su bianco puro o su trasparenza. È il passaggio che rende un packshot utilizzabile su e-commerce e cataloghi con fondi diversi.
Spazio in cui i colori dell’immagine sono descritti: sRGB per web e social, Adobe RGB per lavorazioni intermedie, CMYK per la stampa offset. Consegnare un file nel profilo sbagliato è la causa più comune di stampe spente rispetto al monitor.
La risoluzione è il numero di pixel dell’immagine; i DPI indicano quanti punti si stampano per pollice. Per il web conta solo la dimensione in pixel; per la stampa serve concordare in anticipo il formato finale, perché da un file per il sito non si ricava un pannello da fiera.
Permesso di utilizzare le immagini entro limiti definiti di tempo, territorio e mezzo. Non coincide con la proprietà del file: chi commissiona un servizio acquista un uso, e il diritto d’autore resta in capo all’autore salvo cessione scritta. Va sempre scritto nel preventivo.
Documento con cui una persona ritratta, o il proprietario di un bene, autorizza la pubblicazione delle immagini. In azienda serve per i volti dei collaboratori e, in molti casi, per macchinari e prodotti di terzi presenti in reparto.
Clausola con cui l’azienda impedisce che le stesse immagini siano cedute ad altri, tipicamente concorrenti. Ha un costo aggiuntivo perché sottrae al fotografo ogni riutilizzo, e va distinta dal semplice divieto di pubblicazione in portfolio.
Insieme delle regole che valgono per chi entra in stabilimento o in cantiere: dispositivi di protezione individuale, formazione, accompagnamento, aree interdette. Vanno concordate col responsabile della sicurezza prima del sopralluogo, non il giorno delle riprese.
Modalità con cui il materiale finito arriva al cliente e per quanto tempo resta disponibile: galleria online, cartella condivisa, supporto fisico. Conviene fissare anche chi conserva i file grezzi e per quanti anni, perché un archivio perduto si ricostruisce solo tornando a fotografare.
Se sta preparando un brief e vuole capire quale voce corrisponde a ciò che le serve, l’elenco completo è nella pagina servizi; le province in cui lavoriamo abitualmente sono elencate in dove operiamo. Per una richiesta concreta — con luoghi, tempi e quantità — si passa dai contatti: rispondiamo con un sopralluogo o con un preventivo scritto.